Attività subacquea ricreativa, quale è la normativa europea di riferimento? 

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Negli ultimi anni snorkeling e sub sono diventate delle attività sempre più diffuse anche fra i turisti che, andando alla scoperta di aree marine naturali protette in Italia, decidono di immergersi nelle acque e di scoprire le bellezze ed i tesori della vita subacquea e non solo di quella terrena.

Le nostre coste, grazie alla stupefacente bellezza, ed i nostri fondali, per la ricchezza e la biodiversità, attirano sempre più persone compresi anche turisti, che spesso non hanno alcuna competenza nell’attività subacquea. Come gestire queste attività a livello nazionale? Manca una norma ad hoc.

L’attività subacquea ricreativa, però, richiede comunque il rispetto di una normativa che potremmo definire rudimentale e collocare nell’ambito della ‘segnalazione in mare’, tuttavia non esiste una norma italiana unica che disciplini l’attività subacquea ricreativa. Si tratta di una lacuna non di poco conto, se pensiamo che l’Italia è ricchissima di siti subacquei e di fondali meravigliosi da scoprire ed esplorare; eppure ad oggi in Italia non possiamo certo sostenere l’esistenza di una normativa unica che regolamenti la attività subacquea ricreativa.

Tuttavia, è possibile fare riferimento ad altre normative in materia come quelle sovranazionali e le c.d. buone pratiche che possono dare delle indicazioni in merito alle norme da seguire ed alle regole di comportamento per le immersioni. Questo consente di non lasciare la questione nel caos, e di permettere comunque un minimo di disciplina e coerenza a livello nazionale e non solo.

Ad esempio le normative degli organismi internazionali (si pensi alla UNI, alla CEN, alla ISO) hanno elaborato delle buone pratiche che non hanno nessun valore e nessuna cogenza giuridica (dato che non esiste alcuna sanzione per i trasgressori) ma che sono il vero punto di riferimento per l’attività subacquea ricreativa, come possiamo desumere da siti specializzati in viaggi a tema diving come il noto viaggipersub.it.

 Normative sovranazionali e buone pratiche in tema

Di conseguenza ad oggi, pur mancando una disciplina generale ed italiana dell’attività subacquea ricreativa, è possibile fare riferimento ad alcune indicazioni come le norme UNI EN ISO 24801-3:2014, in materia di qualifica di subacqueo non autonomo, di subacqueo autonomo, di guida; le norme UNI EN ISO 24802-1:2014 e UNI EN ISO 24802-2:2014 che disciplinano i requisiti che deve avere un istruttore subacqueo perché possa essere considerato tale, tenendo conto anche dei due livelli.

Le norme UNI EN ISO 11121:2017 e UNI ISO 11107:2010 spiegano quali sono i requisiti per i programmi di addestramento per le immersioni subacquee, le norme UNI ISO 11121:2017 relative ai c.d. subacquei non esperti, la UNI EN ISO 24802-2:2014 per ciò che riguarda gli istruttori di livello 2 e le loro caratteristiche, la certificazione UNI ISO 11107:2010 sulla definizione e sul livello di competenza del subacqueo con aria arricchita nitrox, la UNI ISO 11121:2017 che è molto importante perché si rivolge all’addestramento delle persone che partecipano ad attività subacquee se i corsi sono rivolti a non subacquei.

Non sono normative che hanno una cogenza, ma sono l’unico punto di riferimento ad oggi disponibile in Italia per l’attività subacquea ricreativa e di conseguenza le scuole e le strutture che organizzano queste attività vi si adeguano.

Anche la stessa Guardia Costiera ritiene di fare affidamento sulle normative UNI ISO in assenza di un quadro regolamentare italiano, considerando dette indicazioni come ‘norme tecniche di settore’ e di conseguenza generalmente applicabili in tutta Italia. Le norme degli Organismi internazionali, quindi, sono le c.d. ‘buone pratiche della attività subacquea ricreativa’ che devono necessariamente essere rispettate per poter sempre garantire la sicurezza ai lavoratori, e che possono essere compiutamente osservate sul sito della Guardia Costiera.

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