Il nuovo progetto KME: l’industria del rame dall’Europa all’Italia

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Un punto di orgoglio per il settore industriale del rame nel nostro Paese. Questa è KME, società leader del settore in Europa, che detiene importanti produzioni industriali in Italia, il cui ultimo piano di riqualificazione è stato elogiato anche da Confindustria, che lo ha definito “Un progetto valido ed indispensabile” in diverse situazioni, come quello della termovalorizzazione.

Il momento di difficoltà in cui versano gli stabilimenti italiani crea una situazione critica da tempo, affrontata da Vincenzo Manes presidente della KME con la proposta di possibili progetti di rilancio delle produzioni, segnale della volontà dell’azienda europea di continuare ad essere presente sul nostro territorio.

L’importanza della trasformazione del rame

Il settore della trasformazione del rame è stato indicato come molto importante, e addirittura strategico, per il nostro Paese anche da Massimo Braccini, il coordinatore nazionale della Fiom per il gruppo KME.

Sotto questo punto di vista, proprio Braccini ha voluto richiedere una particolare attenzione da parte del Governo allo scopo di salvaguardare l’azienda e fornirle, così come accade per tutte le altre realtà simili, delle prospettive valide per il futuro anche attraverso l’utilizzo di ammortizzatori sociali.

Ci si potrebbe chiedere per quale motivo sia necessario difendere l’industria della trasformazione del rame nel nostro Paese. Questo tipo di materiale, spesso oggetto di fatti di cronaca e indicato come uno degli elementi più preziosi negli ultimi anni, potrebbe dare un grande contributo all’economia italiana vista la sua grande richiesta non solo all’interno dei nostri confini, ma in tutto il mondo.

Proprio per questo motivo è stata richiesta la necessità di tenere sotto controllo lo sviluppo della KME, salvaguardandola il più possibile e consentendole di arrivare ad avere un piano certo a livello di investimenti, che consenta, anche, di andare a raggiungere gli obiettivi di produzione che la stessa azienda si è posta.

Una rivoluzione per l’Italia

Il motivo per il quale in tanti credono al progetto e alle prospettive della KME si lega anche al fatto per il quale da molti anni nel nostro Paese non si vedono delle realtà simili, così orientate verso il futuro e verso obiettivi certi.

Il gruppo KME, invece, non solo si mantiene solido nelle sue produzioni ma ha consentito di offrire molti posti di lavoro nelle sue differenti sedi, che comprendono Serravalle Scrivia, Fornaci di Barga e lo stesso centro direzionale di Firenze.

Ora più che mai il gruppo ha la necessità di ottenere, al pari di quanto è stato fatto per altri settori, come quello dell’acciaio, una salvaguardia, anche per la situazione critica che potrebbe affrontare a livello occupazionale, visto il ricorso, negli anni scorsi, agli ammortizzatori sociali in tutte le sue differenti sedi.

Le proposte che sono provenute da più parti tendono a voler sottolineare l’impegno che è stato messo nello sviluppare le risorse del gruppo. Per questi motivi Braccini, e altri sostenitori della KME hanno richiesto la costituzione di un tavolo apposito presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Uno dei progetti, ancora allo stato sperimentale, vorrebbe la dismissione dei forni a gas degli stabilimenti di Fornaci per puntare all’autoproduzione di energia tramite valorizzazione energetia di scarto pulper e fanghi delle cartiere del distretto.

In questo modo potrebbe essere possibile non solo aiutare la KME in questo momento critico ma determinarne un successo a lungo termine, che allo stesso tempo migliori l’impatto ambientale dell’industria nel nostro Paese.

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