La Normativa sul diritto di autore

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Nell’epoca in cui tutti sono connessi e internet è diventato uno strumento necessario e non più opzionale nella gestione di un’azienda o nella vita di qualsiasi professionista, è necessario conoscere bene questo mezzo e utilizzarlo al meglio per potenziare la tua rete di contatti.
Tra le basi di questa “conoscenza” ci deve essere assolutamente un minimo di fondamenti legislativi che riguardano il diritto d’autore, a maggior ragione in questo momento in cui le normative subiscono cambiamenti repentini. Basta navigare in rete per pochi minuti per accorgersi di quanto le notizie e le informazioni su questi argomenti siano frammentarie e spesso desuete: colpa, principalmente, di un sistema normativo che si intreccia a parecchi livelli e che adesso viene anche contaminato dalle indicazioni provenienti dall’Unione Europea.
Spesso nella costruzione di un sito internet o nella creazione di campagne ad hoc per ottenere visibilità e contatti, si utilizzano immagini, video, testi o comunque altro materiale che non sono di proprietà di chi li impiega. Sapevi che ci sono delle sanzioni, anche molto severe per chi viola il diritto d’autore? In questi casi, perciò, è sempre meglio affidare la tua reputazione, il tuo lavoro e le tue web strategies a persone competenti, come Max Valle, che attraverso il suo sito internet https://maxvalle.it e la sua professionalità, si mette al servizio di chiunque voglia ampliare la propria rete di contatti e sviluppare il proprio business in maniera semplice e nel rispetto di tutte le normative.
Ma vediamo quali sono le ultime novità al riguardo per l’ Italia, paese membro dell’ Unione Europea.

La normativa è stata riformata innanzitutto per una questione anagrafica. Quella precedente infatti, risale al 2001, quando internet era ancora appannaggio di pochissime persone ed era poco sfruttato come strumento di promozione del proprio lavoro. In questi 18 anni il progresso tecnologico in questo campo ha fatto sì che la navigazione diventasse sempre possibile e che qualsiasi tipo di contenuto diventasse disponibile pressoché a chiunque.
Questo però ha generato, negli anni, non pochi problemi. All’utente finale che utilizza una piattaforma di condivisione, infatti, le precedenti normative permettevano, in un certo senso, di appropriarsi in maniera molto semplice di qualsiasi contenuto, senza, di contro, riconoscere all’autore di quest’ultimo, alcun tipo di remunerazione. Ancor peggio, i grandi contenitori di notizie o le piattaforme di condivisione si appropriavano e utilizzavano taluni contenuti quasi in maniera esclusiva, senza che chi li avesse prodotti potesse fare molto per evitarne l’impiego.
Arrivare a quest’accordo non è stato affatto facile, come spiega un articolo pubblicato su ilmessaggero.it a riguardo: erano infatti più di due anni che la modifica arrivava sui banchi della Commissione Europea senza ottenere alcun risultato.
I principali detrattori della nuova regolamentazione erano tuttavia i giganti del web: Google, Yahoo, YouTube e tutte le multinazionali del mondo di internet infatti potevano, prima, utilizzare gran parte dei contenuti prodotti dagli autori senza versare loro alcun contributo. I numeri sono impressionanti secondo Bruxelles: più di 11 milioni di persone impiegate nel settore per un giro d’affari di oltre 900 miliardi di euro.

Cosa è cambiato?

Innanzitutto è necessario fare una precisazione. Questa direttiva è da ritenersi assolutamente necessaria. L’Unione Europea infatti, è dovuta intervenire in quanto le leggi sul copyright erano precedentemente appannaggio dei singoli stati membri e una comune direzione in questo senso era assolutamente richiesta.
Ciò che è mutato in questa normativa è principalmente legato al riconoscimento di diversi diritti agli autori di contenuti.
Gli articoli più discussi sono stati di certo il 15 ed il 17 di cui ti parlerò in dettaglio.
Il primo dei due chiede a tutti gli stati membri dell’Unione Europea di sincerarsi che i creatori di contenuti multimediali (ossia giornalisti, autori, videomaker, etc.) possano ricevere un quota congrua di ciò che gli editori guadagnano dalla pubblicazione dei loro contenuti. Facciamo un esempio concerto. Se Google News annette un articolo di un giornalista, egli deve essere pagato dal proprio editore, che a sua volta deve richiedere a Google di essere remunerato per quello stesso contenuto. Questo implica quindi che dovranno essere stipulati accordi preventivi tra i colossi del web e gli editori.

L’articolo 17 invece obbliga le piattaforme di condivisione a richiedere un’autorizzazione alla pubblicazione a chi è titolare del diritto d’autore su un dato contenuto. In poche parole da adesso in poi, siti come YouTube dovranno (teoricamente, e dopo capirai perchè) essere certi di poter pubblicare qualsiasi contenuto, assolvendone i diritti, prima che esso raggiunga il World Wide Web. In caso un video ad esempio venga pubblicato senza la preventiva autorizzazione, la violazione e l’eventuale sanzione sarà attribuita alla piattaforma e non all’utente finale che condivide il contenuto.

Le contestazioni tuttavia non sono mancate. Nonostante ci siano state voci ampiamente favorevoli come riportato sulle pagine di ansa.it tra cui quella autorevolissima di Helen Smith, presidente dell’associazione dei produttori di musica indipendente europea che ha dichiarato “Abbiamo un testo bilanciato che fissa un precedente da seguire per il resto del mondo, mettendo cittadini e creatori al centro della riforma e introducendo regole chiare per le piattaforme online”, sono forti i dubbi espressi in merito al testo legislativo approvato.
Innanzitutto perché parlare di un accordo con i detentori del diritto, senza occuparsi di monitorare preventivamente l’upload?
Il confine poi, risulta poco chiaro; infatti nel testo definitivo si legge che i grandi contenitori dovranno dimostrare di aver compiuto i massimi sforzi per giungere ad un accordo con gli editori. Ma in che modo si può quantificare questo sforzo?
Inoltre la normativa così formulata, avrà un grosso impatto, anche se può sembrare improbabile, anche sugli utenti finali. Pensa a quanti utilizzano sul proprio smartphone applicazioni che si avvalgono di aggregatori di notizie che dopo questa norma, dovranno sborsare denaro per ogni piccolo contenuto: è facile intuire che alcune di queste app siano quindi destinate a sparire (magari quelle gratuite e/o di programmatori meno blasonati) e che altre debbano invece richiedere proprio a chi le utilizza un compenso atto a controbilanciare l’obbligo di contrattazione inserito nell’articolo 17.
Dall’obbligo di contrattazione tuttavia, sono state escluse alcune categorie: le parodie, le gif animate, le caricature, le citazioni ed i meme (ovvero quelle idee, quegli stili o quelle azioni che spesso si propagano attraverso i social network diventando improvvisamente famosi ed utilizzati universalmente).

Ai paesi membri, adesso non resta che attuare tutte le disposizioni affinché queste norme possano essere rispettate. Il traguardo è di certo ragguardevole perché porta alla fine dell’utilizzo sconsiderato di miliardi di contenuti prodotti giornalmente senza che chi ne detenga la paternità possa vederne riconosciuto un guadagno congruo parimenti ai grandi colossi del web che con quello stesso contenuto percepiscono introiti considerevoli.

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