Self check-in, il futuro del turismo è sempre più smart

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Oggi i turisti entrano da soli all’interno della struttura di destinazione. La tendenza del momento, che mette d’accordo tutti gli operatori del settore – da Google Italia a Booking – è l’utilizzo innovativo dei dati per la gestione degli accessi e la cura delle relazioni. Intelligenza artificiale, chatbot, self check-in automatizzato: vince chi coglie per primo queste nuove opportunità.

Obiettivo n° 1: gestione dei dati

Come già rilevato tempo fa in un articolo sul Corriere della Sera, anche in IBM si parla di data responsability. Che si tratti di una grande catena alberghiera o di un bed & breakfast locale, i viaggiatori si aspettano massima trasparenza dal fornitore del servizio.

Per questo le soluzioni gestionali, che consentono di organizzare tante tipologie di dati, diventano un punto di partenza ormai indispensabile per instaurare un rapporto di fiducia con i clienti.

In Italia c’è già chi se ne occupa, ma presto dall’Europa e dal mondo arriveranno soluzioni sempre più avanzate. Pensiamo a Keesy, la startup di Firenze che ha ideato un servizio di self check-in e self check-out per l’home sharing, o a Chiavistello e Vikey.

In questo modo, il proprietario dell’appartamento non deve essere presente all’arrivo dei clienti. Se pensiamo che oggi, in Italia, esistono ben 7 milioni di case vuote, soprattutto nelle regioni soggette a spopolamento, convertire un appartamento in fonte di reddito può far felici molti proprietari.

Perché il self check-in è ancora poco diffuso?

Tra le maggiori preoccupazioni degli operatori abituati a sistemi di accoglienza tradizionali, ci sono alcuni dubbi ricorrenti, simili a questi:

  1. Con il self check-in, il “rapporto umano” risulta indebolito?
  2. Mi serve davvero un sistema del genere?
  3. Si tratta di sistemi sicuri?
  4. Posso esportare tutti i dati al di fuori di questi sistemi?

Proviamo a rispondere a ciascuna domanda.

Potenziamento, non appiattimento

Spesso ci si chiede se l’utilizzo della tecnologia possa influenzare il rapporto umano tra il proprietario e il viaggiatore. La risposta è sì, ma in positivo: i turisti amano le comodità. Se per gli host è scomodo essere presenti anche in orari insoliti per accogliere i turisti, anche gli ospiti odiano aspettare. Ma la tecnologia integra e rafforza il rapporto tra i due, non lo smorza né sminuisce. Si limita ad affiancare il “padrone di casa” agevolando entrambe le parti.

Per esempio, all’idea dei “robot consierge” come Pepper, sistemi come Cloudbnb preferiscono la semplicità: email ed sms tradizionali, ma con un flusso di messaggi capace di seguire il cliente e chiedere feedback o fornire informazioni in tutte le lingue, anche quando il proprietario non può rispondere.

Efficienza e sicurezza

Inoltre, i gestionali sono sistemi necessari per ottimizzare il lavoro, ormai in tutti i settori. Quindi no, non si può rinunciare. Il self check-in è molto più sicuro dei normali sistemi di accoglienza, perché unisce il tracciamento dei dati alla facilità d’uso, e sostituire eventuali chiavi perse non è più un problema.

Alcuni si limitano a soluzioni “ibride”, in cui i codici di accesso vengono digitati per ritirare le chiavi da un apposito box. Ma nuove soluzioni in fase di sviluppo – come questa – consentono di eliminare anche l’ultima resistenza del mondo analogico, integrando software e hardware con delle serrature automatiche.

Backup e “fuga”

Grazie all’integrazione con strumenti CRM, il proprietario che intende abbandonare questo sistema di gestione può esportare tutti i dati del suo database, esattamente come se avesse sempre continuato a lavorare con Excel. Tuttavia, chi rinuncerebbe agli innegabili vantaggi? I casi di abbandono sono praticamente pari a zero.

La mappa delle case inutilizzate in Italia

Nel nostro paese, il problema dell’utilizzo di case vuote (7 milioni in totale) è considerato meno urgente, nonostante le statistiche poco rassicuranti. Gli immobili di proprietà, sempre più tassati, si affiancano a quelli senza proprietario o destinazione d’uso, molto numerosi.

Il 6 settembre 2017 *, La Stampa riportava le regioni italiane con il maggior numero di case vuote (13 su 20). Di quali parliamo? Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino, Liguria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna (con il primato assoluto per Reggio Calabria, Catania e Messina al Sud).

* Fonte: https://www.nextquotidiano.it/la-mappa-delle-abitazioni-non-occupate-italia

Si tratta di 6,623 milioni di immobili in attesa di proprietario, 5,71 milioni di case di proprietà, e quasi un altro milione di immobili tra quelli non dichiarati o di cui non è noto l’utilizzo.

In particolare, a Milano, Roma e Napoli si registra il più alto livello di occupazione delle case a cui corrispondono quote di immobili sfitti, molto al di sotto della media nazionale.

Ecco perché l’innovazione si fa urgente e necessaria, in uno stato che fatica a mettersi al passo con il resto d’Europa e rischia di farsi sfuggire un’occasione unica di rinascita nel settore turismo.

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